L'importanza dei carboidrati

I carboidrati sono composti di origine vegetale e rappresentano la fonte primaria di energia per il nostro organismo: da questi l’organismo ricava infatti l’energia che gli serve per far lavorare i propri organi ma anche per svolgere le attività quotidiane.

Alcuni componenti del nostro corpo, come il sistema nervoso centrale e i globuli rossi, funzionano solo ed esclusivamente traendo energia dai carboidrati.

Addirittura, il nostro cervello ha bisogno di circa 100 g di glucosio al giorno per funzionare, un po’ come un’auto ha bisogno di benzina: l’organismo non può prescindere dai carboidrati così come l’auto non può funzionare se manca la benzina, né si potrebbe sostituire alla benzina un’altra fonte come ad esempio l’acqua.

Ma uno zucchero vale l’altro? Di certo non sono tutti uguali, altrimenti non avremmo delle suddivisioni di riferimento.  

Tipologie di carboidrati e differenza

La famiglia dei carboidrati è molto grande. Possiamo immaginarli come un unico palazzo, composto da 3 appartamenti diversi tra loro:
un appartamento con una architettura più complessa, a più piani e più stanze (i carboidrati complessi, chiamati così per la loro struttura biochimica notevolmente più elaborata rispetto agli altri carboidrati);
un appartamento più semplice, con una architettura minimalista (i carboidrati semplici, detti così perché biochimicamente meno complessi nella struttura);
un appartamento più green (le fibre, che sono dei carboidrati molto speciali).

I carboidrati complessi sono quelli contenenti amido, ovvero tutti i derivati dei cereali (pane, pasta, pizza) e i tuberi come le patate o la manioca. I biscotti e i prodotti da forno contengono un mix di carboidrati complessi (amido) con l’aggiunta di zuccheri semplici. 

Gli zuccheri semplici sono quelli formati dai disaccaridi (zucchero da cucina, frutta, verdura, latte) e dai prodotti industriali come lo sciroppo di glucosio o di fruttosio. Le raccomandazioni nutrizionali consigliano di non superare la quota calorica del 5-10% da questi zuccheri. 

In biochimica e a livello organico non c’è differenza tra lo zucchero da cucina e quello contenuto in una mela. Gli zuccheri semplici più comuni si trovano nel saccarosio, miele, caramelle, gelati, yogurt, ma anche frutta (datteri, uva in grandi quantità) e perfino nel latte (col lattosio).

L’industria alimentare usa lo sciroppo di glucosio/fruttosio e lo zucchero semplice per insaporire gli alimenti, lo troviamo nei cereali della prima colazione, nelle bevande in lattina, nella passata di pomodoro e in piccole quantità anche in tantissimi altri alimenti come il salmone affumicato ed i prosciutti. 

Questi zuccheri, contrariamente ai carboidrati complessi, vengono assorbiti più velocemente (cioè passano più velocemente dall’intestino al sangue), causando picchi glicemici anche piuttosto importanti, ovvero innalzamenti molto veloci della glicemia, proprio in virtù del fatto che passano molto velocemente dall’intestino al circolo sanguigno. 

Inoltre, il loro effetto saziante è bassissimo: li digeriamo molto velocemente ed in circa 30 minuti dalla loro ingestione svanisce l’effetto saziante. Questo è uno dei motivi per cui, quando beviamo un succo, non raggiungiamo la stessa sazietà che raggiungiamo invece con un buon piatto di pasta! 

Va inoltre precisato che questo tipo di carboidrati sarebbe opportuno assumerli attraverso la frutta, non già come saccarosio, perché, come detto, la frutta, assieme agli zuccheri, apporta anche vitamine, minerali e fibre e soprattutto queste ultime hanno il potere di limitare i potenziali effetti dannosi dello zucchero e, contemporaneamente, compensare il basso effetto saziante degli zuccheri semplici. 

Nonostante questo, gli zuccheri semplici non sono il male, ma è la somma di tutto quello che mangiamo durante l’arco della giornata che determina cambiamenti metabolici in senso negativo (o positivo). 

Accade molto spesso che i pazienti si preoccupino enormemente delle calorie apportate dallo zucchero, credendo che in esso risieda il più alto numero di calorie; in realtà non è affatto così, visto che un cucchiaino di zucchero apporta pressappoco 15 modeste calorie. 

Ricordiamolo: quando, a chiusura di un pranzo stratosferico, chiedete il dolcificante a zero calorie per dolcificare il caffè sappiate che non è lo zucchero a migliorare l’apporto calorico giornaliero, è tutto il resto! Il motivo per cui dovremmo ridurre l’uso dello zucchero non è legato alle calorie, ma è puramente salutistico.

(Fonte – cure-naturali.it)

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